CAPITOLO XII
DONNE LIBERATE DAI PERICOLI DEL PARTO,
E DI COLORO CHE NON OSSERVAVANO LA FESTA DEL SANTO
917 95. Una contessa di Schiavonia, illustre per
nobiltà e amante del bene, ardeva di devozione verso
san Francesco, e nutriva grande affetto per i frati. Mentre
stava partorendo, presa da atroci dolori, si aggravò
al punto da far pensare che l'imminente nascita del figlio
segnasse la fine della madre. Non sembrava che il bambino
potesse essere dato alla vita senza che la madre uscisse dalla
vita e in tale sforzo partorire, ma perire. Ricordò
allora in cuore suo la fama di Francesco e la di lui potenza
e gloria: si vivifica la sua fede, si accende la sua devozione.
La donna si rivolse allora all'aiuto efficace, all'amico fedele,
al sollievo dei devoti, al rifugio degli afflitti. «San
Francesco - esclamò - ogni mia viscera supplica la
tua pietà, e con lo spirito faccio un voto che non
riesco ad esprimere». Straordinario effetto della preghiera!
Appena ebbe finito di parlare, finirono i suoi dolori, finirono
le doglie e cominciò il parto. Cessata ogni apprensione,
diede felicemente alla luce la sua creatura. Non si dimenticò
poi del voto, né della promessa. Fece costruire una
bellissima chiesa e quando fu edificata, la donò ai
frati dell'Ordine del Santo.
918 96. Nelle vicinanze di Roma, c'era una donna
di nome Beatrice, ormai vicina al parto; essa portava in seno
già da quattro giorni il feto morto ed era tormentata
da infinite sofferenze e da lancinanti dolori. Il feto morto
conduceva anche la madre alla morte, e non essendo ancora
stato espulso, metteva in pericolo la madre. La donna si affidò
all'aiuto dei medici, ma ogni tentativo fallì e ogni
umano rimedio si rivelò inutile. In tal modo l'antica
maledizione del peccato ricadeva gravemente su di lei e, divenuta
tomba della sua creatura, essa stessa si avvicinava alla tomba.
Ma essa mandò qualcuno a raccomandarla devotamente
ai frati minori e piena di speranza, domandò supplicando
qualche reliquia di san Francesco. Avvenne per divino volere
che si trovasse un pezzetto del cordone, di cui talvolta il
Santo si era cinto. Appena la corda fu data alla sofferente,
ogni dolore disparve come d'incanto; il feto morto, causa
di morte, fu espulso, e tornò la primitiva salute.
919 97. La moglie di un nobiluomo di Calvi, di nome
Giuliana, viveva piena di tristezza per la morte dei figli
e di continuo piangeva la sua infelicità. Tutti i suoi
figli erano morti, e i nuovi rampolli erano presto recisi
dalla scure. Era incinta di quattro mesi, ma era presa più
dal dolore che dalla gioia, nel timore di una ingannevole
letizia di una nascita presto frustrata dalla tristezza di
un tramonto. Ma una notte, mentre dormiva, le apparve in sogno
una donna che recava sulle mani uno splendido bambino e affidandoglielo
con soave sorriso, le diceva: «Prendi, o donna, questo
fanciullo che ti manda san Francesco!». Ma essa, quasi
rifiutando di ricevere colui che avrebbe dovuto presto perdere,
ricusava dicendo: «Perché mai dovrei volere questo
bambino che so presto dovrà morire al pari degli altri?».
E l'altra «Prendilo, perché quello che ti manda
san Francesco resterà in vita». Avendo ripetuto
queste parole fra loro per tre volte, la donna infine accolse
il bambino fra le braccia. Subito essa si svegliò e
narrò il sogno al marito. Gioirono insieme, di grande
gaudio e moltiplicarono i loro voti per ottenere il figlio.
Compiuto il tempo del parto, finalmente la donna diede alla
luce un maschietto, che fiorendo sino al vigore dell'età,
compensò i lutti delle precedenti perdite.
920 98. Dalle parti di Viterbo c'era una donna, vicina
al parto, ma ancor più vicina alla morte, tormentata
com'era da dolori viscerali e da ogni genere di disturbi muliebri.
Vennero consultati i medici e chiamate le levatrici, ma poiché
costoro non ottenevano nessun risultato, rimaneva sola la
disperazione. La poveretta allora invoca il beato Francesco
e tra l'altro promette di celebrare solennemente la sua festa
per tutta la vita. La donna fu subito alleviata nel dolore
e portò a termine felicemente il parto. Ma, ottenuto
quanto desiderava, non mantenne la promessa. Il giorno di
san Francesco si recò a lavare i panni, non dimentica,
ma piuttosto sprezzante del voto fatto da poco. All'improvviso
fu presa da insolito dolore, e capito il castigo ritornò
a casa. Ma cessato il dolore, essendo essa di quelle che mutano
parere dieci volte in un'ora, quando scorge le vicine che
accudiscono alle faccende, con temeraria emulazione osa fare
peggio di prima. All'improvviso non riesce più a piegare
il braccio destro intento al lavoro, lo sente diventare rigido
e paralizzato. Cerca di sollevarlo con l'altro, ma per eguale
maledizione anche quello si paralizza. La poveretta veniva
per ciò alimentata dal figlio, né poteva da
sola far nulla. Si stupì il marito, e riflettendo su
quale poteva essere la causa, apprese che la mancata fedeltà
a san Francesco era la ragione del tormento. Allora moglie
e marito, presi dal timore, rifecero subito il voto. Il Santo
si impietosì, poiché sempre era misericordioso,
e restituì alla donna pentita l'uso delle membra di
cui era stata privata quando aveva mancato all'impegno. In
tal maniera, la pena rese nota la colpa e fece sì che
la donna divenisse un esempio per tutti coloro che non mantengono
i voti, e un ammonimento per coloro che pretendono di violare
le feste dei Santi.
921 99. Nella città di Tivoli, la moglie di
un giudice, dopo aver partorito sei figlie, turbata da eccessivo
furore, decise di non avere in futuro rapporti col marito,
per non continuare ad avere da questa relazione frutti non
graditi. Non piaceva alla donna mettere al mondo sempre femmine,
e delusa nel suo desiderio di un maschio, se la prendeva persino
con la volontà di Dio. Non ci si deve ribellare al
giudizio, che per legge di Dio onnipotente, cade sugli uomini.
Essa con indignazione per un anno non si accostò al
marito. Poco dopo ridotta a pentimento, le viene comandato
dal suo confessore di riconciliarsi col marito e di domandare
al beato Francesco un figlio, a cui avrebbe poi imposto il
nome di Francesco, poiché ricevuto grazie ai suoi meriti.
Poco tempo dopo, quella donna concepì, e il Santo che
era stato invocato per ottenere un figlio solo le concesse
di partorire due gemelli. Di essi uno fu chiamato Francesco,
l'altro Biagio.
922 100. Nella città di Le Mans, una signora
molto nobile aveva una serva non nobile che, anche nella festa
di san Francesco, per ordine della padrona doveva fare i servizi.
La poveretta, più nobile di spirito, rifiutava di lavorare,
per rispetto al santo giorno. Ma prevalse l'umana paura al
timore di Dio, e la serva, benché malvolentieri, ubbidì.
Stende le mani alla conocchia, e le dita stringono il fuso;
ma subito le mani si irrigidiscono per il dolore e le dita
sembrano bruciare per un forte calore. La colpa fu così
resa pubblica attraverso la pena, poiché le dure sofferenze
non permisero certo il silenzio. Si precipitò la serva
dai figli di san Francesco, confessò la colpa, mostrò
il castigo, e chiese il perdono. Allora i frati si recarono
in processione alla chiesa, implorando la clemenza di san
Francesco per la sua salvezza. All'improvviso, mentre i figli
imploravano il Padre, essa guarì, ma nelle sue mani
restò il segno della bruciatura.
923 101. Nella Campania, avvenne qualcosa di simile.
Una donna, nella vigilia della festa di san Francesco, benché
fosse molto spesso rimproverata dalle vicine, perché
nemmeno quella festa si asteneva dal lavoro, con ostinazione
continuò la sua opera senza tregua, fino alla sera.
Ma dopo la fatica, all'improvviso fu paralizzata alle mani
e resa inabile al lavoro. Si stupisce e si addolora. Immediatamente
si alza e dichiarando che si doveva rispettare la festa solenne
che essa aveva disprezzato, fa voto alla presenza di un sacerdote
che per sempre avrebbe osservato la festa del Santo. Fatto
questo voto, fu accompagnata ad una chiesa dedicata a san
Francesco, ove, fra le lacrime, ricuperò la salute.
102. Nella città Olite una donna, ammonita da una vicina
perché rispettasse la festa di san Francesco astenendosi
dal lavoro, con eccessiva arroganza rispose: «Se per
qualsiasi arte, ci fosse un santo, il numero dei santi sarebbe
superiore a quello dei giorni». Appena pronunciata la
frase, per divino intervento, subito impazzì rimanendo
priva della ragione e della memoria per molti giorni, finché
per le preghiere elevate a san Francesco da alcuni devoti
sparì la sua insania.
924 103. Nel paese di Piglio, nella Campania (di
Roma), nella festa di san Francesco, una donna eseguiva in
fretta un suo lavoro. Rimproverata da una nobildonna, essendo
tale festa osservata da tutti con religiosa venerazione, rispose:
«Mi manca poco a finire il mio lavoro. Veda il Signore
se commetto una colpa!». Subito vide nella figlia, che
le sedeva appresso, avverarsi il grave giudizio. La bocca
della bambina si era storta fino alle orecchie e gli occhi
uscivano dalle orbite stravolti in modo orribile. Accorrono
donne da ogni parte e imprecano contro l'empietà della
madre, causa di disgrazia alla figlia innocente. Senza indugio
essa si getta a terra accasciata dal dolore promettendo di
osservare ogni anno il giorno del Santo, e di dar da mangiare,
in tale occasione, ai poveri per riverenza a questo Santo.
All'istante cessò il tormento della figlia, quando
la madre che aveva peccato, si pentì della sua colpa.
925 104. Matteo da Tolentino aveva una figlia di
nome Francesca. Egli, adiratosi non poco perché i frati
si trasferivano altrove, decise di chiamare la figlia Mattea,
spogliandola del nome di Francesca. Ma appena privata del
nome, la figlia fu privata anche della salute. Infatti poiché
ciò era avvenuto per disprezzo del Padre e per odio
dei figli, la giovinetta si ammalò in modo gravissimo
tanto da essere in pericolo di morte. Quell'uomo, tormentato
da profondo dolore per le condizioni disperate della figlia
e rimproverato dalla moglie per l'odio verso i servi di Dio
e per il disprezzo al nome del Santo, per prima cosa ricorse
al nome con sollecita devozione e rivestì la figlia
del primo titolo, di cui l'aveva spogliata. Finalmente, portata
dal padre in lacrime al luogo dei frati, la fanciulla riebbe
insieme al proprio nome anche la salute.
926 105. Una donna di Pisa, che non sapeva di essere
incinta, mentre nella sua città si cominciava la costruzione
di una chiesa dedicata a san Francesco, per tutto il giorno
collaborò attivamente all'opera. Ad essa san Francesco
apparve di notte, accompagnato da due frati che camminavano
presso di lui, portando due ceri, e le disse: «Ecco,
figliola, tu hai concepito e partorirai un figlio. Sarai assai
felice di lui, se gli darai il mio nome». Giunse quindi
il tempo del parto e generò un figlio. La suocera allora
disse: Si chiamerà Enrico, in ricordo di quel nostro
parente». «No, assolutamente, - insisté
la madre -, ma si chiamerà invece Francesco!».
La suocera schernì quel nobile nome, come se fosse
volgare. Passati quindi pochi giorni, il bambino ormai prossimo
al battesimo, si indebolì all'improvviso fino quasi
a morire. Tutta la famiglia fu presa dal dolore e la gioia
si trasformò per loro in angoscia. La notte però
mentre la madre non riusciva a dormire per il dolore, venne
come la prima volta san Francesco con due frati e come turbato
si rivolse alla donna dicendole: «Non ti avevo detto
che non avresti goduto di tuo figlio, se non gli avessi imposto
il mio nome?». Allora quella incominciò a gridare
che non avrebbe imposto al figlio nessun altro nome. Infine
il piccolo guarì, e fu battezzato col nome di Francesco.
Al fanciullino fu pure data la grazia di non piangere e di
passare lietamente i suoi anni puerili .
927 106. Una donna delle parti di Arezzo in Toscana,
dopo aver sopportato per sette giorni il travaglio del parto,
ormai livida e disperata da tutti, formulò un voto
a san Francesco e la morente incominciò a chiederne
l'aiuto. Appena fatto il voto, subito si addormentò
e le apparve san Francesco che chiamandola per nome, Adelasia,
le domandava se conoscesse il suo volto. Essa rispose: «Certo
che ti riconosco, Padre». Soggiunse il Santo: «Sai
recitare "Salve, Regina di misericordia"?».
Al che essa rispose: «Si, Padre». «Incomincia
allora, continuò il Santo, e, prima che finisca, partorirai
felicemente». Detto ciò il Santo gridò
a gran voce e gridando disparve. A tal grido si sveglia la
donna, che tremante cominciò a recitare: Salve Regina.
Arrivata alle parole «quegli occhi tuoi misericordiosi»,
tosto, non ancora finita l'invocazione, dette alla luce un
grazioso bambino, con grande gioia e salute.
928 107. In Sicilia, una donna benché sapesse
che la festa solenne di san Francesco era imminente, non si
curava comunque di astenersi dal lavoro, anzi preparò
dinanzi a sé un mortaio. Vi mise della farina e cominciò
a manipolarla a braccia nude, ma ad un tratto la farina apparve
tutta intrisa di sangue. Vedendo ciò, stupita la donna
chiamò le vicine. Quanto più esse accorrevano
a veder lo spettacolo, tanto più aumentava nella massa
della farina il fluire del sangue. Si pentì la donna
di quello che aveva fatto e formulò il voto di non
iniziare più in avvenire un lavoro manuale nella festa
consacrata al Santo. Confermata così la promessa, il
fluire del sangue nella farina cessò.
929 108. Mentre era ancora vivo il Santo, una donna
incinta che viveva dalle parti di Arezzo, giunto il tempo
del parto, era in preda ad un terribile spasimo e rimase per
parecchi giorni in questo travaglio. Il beato Francesco proprio
in quel tempo passava di là, diretto verso un eremo,
a cavallo, poiché era ammalato. Mentre tutti aspettavano
il suo passaggio per quel luogo, dove si trovava la donna
sofferente, il Santo invece era già arrivato all'eremo.
Un frate si trovò a passare, con il cavallo su cui
era stato seduto il Santo, proprio per quel villaggio. Allora
gli abitanti, accorgendosi che questi non era san Francesco,
rattristati, cominciarono a chiedersi se ci fosse qualcosa
che il servo del Signore avesse stretto nella propria mano.
Trovando le briglie del morso, che il Santo aveva stretto
in mano, tolsero velocemente il morso dalla bocca del cavallo.
Appena le briglie furono poste sopra la donna, si allontanò
ogni pericolo, ed ella partorì con gioia e salute.